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PERCORSO VERSO LA "GIUSTA" SEPARAZIONE di Maria Concetta Mingiano - Psicologa e Psicoterapeuta, Responsabile del Servizio di Psicologia e Psicoterapia di Aied Napoli

La separazione è entrata ormai a far parte degli eventi che sempre più frequentemente si verificano nella nostra società e che si inseriscono nel “percorso di vita” di molte persone.

Come gli avvocati matrimonialisti e gli psicologi hanno appreso dalla loro quotidiana esperienza, spesso l’evento separativo, già di per sé doloroso e fonte di stress, viene reso più traumatico da atteggiamenti e comportamenti, messi in atto da uno o da entrambi i partner, spesso “aizzati” dalle proprie famiglie di origine, con l’obiettivo, non sempre consapevole, di “vendicarsi” dell’altro/a, di rendere la vita difficile a chi viene considerato l’unico responsabile del fallimento della relazione, di rivalersi sull’altro/a, anche dal punto di vista economico.

Spesso, in questa lotta senza esclusione di colpi, vengono coinvolti i figli, utilizzati come efficacissima arma contro l’altro genitore, figli, i quali, oltre a dover affrontare la sofferenza legata alla perdita della propria famiglia, così come l’avevano vissuta fino a quel momento, sono costretti a subire litigi e richieste di schieramento da parte di uno o di entrambi i genitori, con la paura, purtroppo in molti casi reale, di una conseguente privazione dell’affetto, nel caso non rispondano alle aspettative ed alle pretese. E’ come un tiro alla fune, con i figli nel ruolo della fune e i genitori nel ruolo di chi tira con tutte le sue forze dai capi opposti, incurante di sfilacciarla o romperla, pur di vincere.

Entrambi i membri della coppia, compreso, dunque, chi alimenta il conflitto, ed i figli, sperimentano sofferenza, disagio, senso di impotenza e perdita di certezze e punti di riferimento, entrambi sono convinti di avere ragione e di doversi battere fino allo stremo per dimostrarlo, rendendosi conto alla fine della lotta, che nessuno ha vinto e che tutti hanno perso e sono danneggiati.

Separazione è il contrario di congiunzione, divisione è il contrario di unione. Quindi, due persone che si inoltrano sull’impervia strada della separazione, sono costrette a passare da una situazione in cui pensieri, emozioni, sentimenti, comportamenti, esperienze, erano, in buona parte, messi in comune, nell’ottica di perseguire un comune progetto di vita, ad una situazione in cui diventa necessario fissare nuovi confini personali e relazionali, perché l’altro/a non è più un alleato, un complice, qualcuno che fa la stessa strada, ma qualcuno che, di fatto, ha scelto una strada diversa, che non vuole più condividere nulla, spesso un potenziale nemico che conosce tutti i punti deboli, le fragilità, gli aspetti più delicati e intimi dell’ex e può approfittarne per fare ancora più male. A quel punto, per difendersi e offendere, tutte le armi diventano utili, ma nessuna è efficace come i figli!

Cosa pensa e prova interiormente la persona che vive una separazione dal coniuge? E’ chiaro che l’ essere umano non può essere incasellato in “file”, aperti i quali si può avere un esatto profilo psicologico e un’accurata previsione di cosa penserà, proverà e farà in una determinata situazione, perché ogni persona è completamente diversa da qualunque altra, unica e irripetibile, tuttavia è possibile comprendere dinamiche intrapsichiche e relazionali e ipotizzare possibili comportamenti, a seguito di un determinato evento traumatico, sulla base di tutto quello che, fino ad oggi, abbiamo appreso sulle persone che si trovano a vivere una certa situazione.

Ci sono coniugi che si separano consensualmente, stabilendo accordi efficaci che tutelano soprattutto i figli e anche loro stessi. Sono quelli per cui il percorso pre-separativo e post-separativo è più semplice e veloce, senza dolorosi strascichi. Sono quelli che, dopo un percorso interiore, certo non agevole né indolore, sono in grado di ricostruirsi come persona, elaborando il lutto vissuto e integrandolo nell’esperienza. Sono quelli disposti a mettersi in discussione, a riconoscere le proprie responsabilità nel fallimento dell’unione, a trovare la positività di ciò che hanno vissuto, fatto e condiviso, anche se poi c’è stata una fine.

Ci sono coniugi che esprimono una sofferenza profonda, da cui hanno difficoltà ad uscire e che, molto spesso, si tramuta in rabbia rivendicativa, paradossalmente più facile da gestire rispetto al dolore e più accettata in alcune comunità dove ancora vige la legge del più forte per cui, se “non gliela fai pagare”, sei un/una perdente ai tuoi stessi occhi e a quelli del mondo che ti circonda.

La persona che vive una separazione di coppia può sperimentare una gamma di sentimenti forti, travolgenti, a cui spesso non sa dare un nome, che tende a reprimere e che derivano da pensieri negativi su se stessa, l’altro e il mondo circostante: in un primo momento prova dolore, confusione, inadeguatezza, senso di colpa, delusione, rabbia verso se stessa per non essere stata abbastanza qualcosa, per non aver fatto o detto qualcosa che, in modo magico, avrebbe potuto evitare la fine. In un secondo momento, soprattutto se l’altro/a ha tradito e/o assume un atteggiamento apparentemente distaccato e non sofferente, subentra la rabbia verso il partner, il rivivere l’intera storia condivisa alla luce della delusione attuale, attribuendo all’altro secondi fini fin dall’inizio e strumentalizzazione del rapporto, scatta il desiderio imperioso di risarcimento che sembra passare necessariamente attraverso la distruzione della persona un tempo amata, colpendola in ogni modo: economicamente, attraverso i figli, raccogliendo prove della sua presunta inaffidabilità e malvagità, che possano trovare ascolto da parte della comunità e degli organi preposti a valutare e giudicare per impedirle di vivere serenamente quella vita di cui l’ex partner sente di essere stato privato.

La sofferenza dell’uno è un balsamo per le ferite dell’altro.

Quando i futuri ex coniugi si recano ciascuno dal proprio avvocato o quando, in seguito, viene disposta dal Giudice una CTU, tutti questi sentimenti non espressi, tutti questi pensieri negativi hanno avuto il tempo di lievitare, di crescere su stessi, spesso alimentati da successivi reciproci comportamenti aggressivi e di disconferma nei confronti dell’ex partner, con il risultato che il cammino verso una separazione serena, in cui tutti i protagonisti si sentano compresi e presi in considerazione nei loro bisogni, diventa un percorso irto di ostacoli che spesso non raggiunge l’obiettivo e la guerra continua ad infuriare, sempre più dura.

Nella batteria di test carta/matita,che vengono somministrati nel corso di una CTU, viene annoverato quello relativo al disegno di una casa. La casa, come del resto, l’albero, rappresenta la persona che disegna. Quando c’è un terremoto, alcune case possono crollare del tutto, altre solo in parte, altre ancora rimangono in piedi, forse con delle crepe, ma riparabili in tempi brevi. Dipende dal materiale e dalle modalità con cui sono state costruite. La separazione è come un terremoto, che distrugge la casa interiore di ogni persona coinvolta, ma non tutte ne rimangono travolte, dipende dalla storia personale di ognuna, dalle risorse, dalle competenze, dall’autostima, dalla capacità di riconoscere i propri errori e dalla disponibilità ad imparare da essi. Per cui è indispensabile “riparare” quello che è possibile, comprendendo come è stata “costruita” quella casa interiore, prima di ricominciare a costruire qualcosa di nuovo, che potrebbe crollare nuovamente se non si comprende cosa non va nelle fondamenta.

Per porre fine a questa distruzione ed auto-distruzione sistematica, per offrire la possibilità di risposte diverse ad una fase della vita che può e deve essere vissuta senza farsene travolgere e stravolgere nel proprio essere “persona”, l’équipe di psicologia e psicoterapia dell’A.I.E.D. di Napoli ha strutturato un percorso guidato da compiere insieme all’ex partner, in spazi e tempi protetti, organizzato in sei “tappe” in cui si lavora con la coppia utilizzando un approccio modulare ed esperienziale. Il percorso è stato specificamente costruito con lo scopo di dare voce al marasma di sentimenti ed emozioni di chi vive la separazione, per permettere di esprimere fino in fondo e dare il giusto significato al dolore, alla rabbia, alla delusione, alle speranze frustrate, alle aspettative disattese, all’amore umiliato e ferito, alla disperazione e all’impotenza,  con l’obiettivo di elaborare adeguatamente il lutto di una perdita, che non è solo della persona amata, ma anche degli affetti condivisi (parenti, amici), dei progetti, delle speranze, della quotidianità, delle situazioni belle vissute con quella persona e delle situazioni negative superate insieme, della tenerezza, della sessualità, dell’intimità condivisa, di tutto ciò che era “nostro” ed ora non ci appartiene più, per poi attingere alle proprie risorse interiori per andare oltre ed inventarsi una nuova vita, ritrovando affetto, stima e considerazione per se stessi e per lasciare andare l’altro serenamente.

 

 

 

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